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Riapertura della prima sezione di Corte Nuova

“Una bellezza tanto antica quanto contemporanea”
Riapre dal 3 marzo 2017 l'Appartamento di Troia e le Sale di Manto e dei Capitani nella Corte Nuova del Palazzo Ducale di Mantova

con il nuovo allestimento di una prima sezione del Museo Statuario
e l'intervento artistico del fotografo Gianluca Balocco nella Sala dei Capitani

Il Museo Statuario di Mantova rinasce negli spazi della rinascimentale Corte Nuova del Palazzo Ducale, gioiello offerto alla città da Giulio Romano e dalla corte gonzaghesca all’apice delle sue fortune. Il Museo Statuario – che conosce una lunga storia, avviata già nel 1775 – costituisce una delle più importanti raccolte italiane di statuaria antica, e certamente la principale dell’Italia Settentrionale in ragione dell’eccellente qualità dei pezzi che la costituiscono.

“I fili della storia si intrecciano nuovamente nella scelta colta, intrapresa nel 2000, di avviare la collocazione del Museo in Corte Nuova” commenta il direttore di Palazzo Ducale, Peter Assmann “dove il genio di Giulio Romano e dei suoi epigoni ha espresso un’interpretazione, allora e tuttora contemporanea, dei grandi temi della classicità. La Sala di Troia, con l’eccellenza assoluta dei suoi apparati decorativi, vive da oggi del dialogo tra le preziose sculture e le volte dipinte, che rimandano a narrazioni contigue interpretate nella plasticità della scultura e nel colore degli affreschi. Corte Nuova, i cui ambienti nei secoli passati hanno stregato anche i più illustri visitatori, si lascia alle spalle gli eventi sismici del 2012 e riapre le sue porte alla fruizione, valorizzata per mezzo del nuovo allestimento della prima sezione del Museo delle Statue. È il momento di sperimentare una nuova percezione, di vivere oggi una bellezza tanto antica quanto contemporanea”.

DAI GONZAGA AI GIORNI NOSTRI

Il Museo Statuario: la scheda

Lo sviluppo del collezionismo caratterizza il Rinascimento italiano e vede i Gonzaga fra gli attori primari di questo particolare atteggiamento verso l’antichità, che influenza totalmente la cultura loro contemporanea e ne indirizza gli sviluppi futuri. Fra Isabella d’Este e Vespasiano Gonzaga Colonna corre un elegante e colto fil rouge, caratterizzato dall’interrotta ricerca di ciò che di più prezioso e antico fosse allora reperibile nell’ambito antiquario. Si dipana una trama in cui spiccano le figure di Guglielmo, Vincenzo e Ferdinando Gonzaga, che danno vita a una sorta di ‘progetto museografico’ nel palazzo.

Un rinnovato vigore intorno al tema del collezionismo segna poi l’azione dell’amministrazione austriaca che, a partire dal 1707, sostituisce la dinastia gonzaghesca nell’esercizio del potere. Spinto infatti dalla necessità di rinvenire mobili ed oggetti d’arte per riarredare il Palazzo Ducale di Mantova, il soprintendente alla Scalcheria Ducale Antonio Maria Romenati passa in rassegna quanto sia custodito presso le corti gonzaghesche distribuite nel contado mantovano (1773). Da queste ricognizioni, emerge immediatamente il valore della collezione statuaria antica raccolta da Vespasiano Gonzaga Colonna a Sabbioneta, fino ad allora scampata ad altri destini poiché inglobata nelle architetture e scialbata, ritenuta quindi una gipsoteca di più modesto valore.

Durante il governatorato del conte Karl von Firmian, ministro plenipotenziario e vice-governatore di Mantova, il capo del Dipartimento italiano a Vienna Joseph von Sperges dà ordine di trasferire la collezione di Sabbioneta presso Mantova (1775) e di consegnarla al direttore dell’Accademia Teresiana di Pittura, Scultura e Architettura Giuseppe Bottani. L’Accademia – la maggiore istituzione culturale cittadina, sorta nel 1752 - è a quel tempo ospitata in alcuni ambienti del Palazzo Ducale. L’orientamento in campo culturale dettato da Firmian per la Lombardia austriaca è influenzato dalla sua adesione al neoclassicismo, dal contatto con i circoli intellettuali e le figure di Johann Joachim Winckelmann e Scipione Maffei, e infine dal fenomeno sovralocale dei nascenti Musei d’Antichità accreditati, in ottica illuminista, con espresse finalità educative. Le statue e i busti antichi di Sabbioneta vengono dunque trasferiti a Mantova, dove l’abate Giovanni Girolamo Carli assume il ruolo di Segretario perpetuo dell’Accademia (dicembre 1774) con l’esplicito compito di formare il primo nucleo del Museo Statuario, o Museo dell’Accademia.

La campagna di raccolta dei marmi appartenuti al collezionismo gonzaghesco si svolge nell’estate del 1775 tra Sabbioneta, la Villa della Favorita e il Palazzo di Marmirolo, non escludendo gli stessi Palazzo Ducale e Palazzo Te; altre opere pervengono attraverso donazioni da parte di notabili mantovani. Una porzione della raccolta è costituita da illustri esempi d’arte greca; il nucleo più consistente da opere di fattura romana. L’abate Carli avvia dunque l’analisi sistematica dei singoli pezzi, il progetto dispositivo e degli allestimenti, collocando buona parte delle opere (fino al 1784) presso il “Corridor grande” del complesso gesuitico del Palazzo degli Studi. Realizzata nel decennio precedente per il Regio Ginnasio, la magnifica galleria - estesa per ben 60 metri e illuminata da ampi finestroni - rappresenta la sede ideale per la raccolta lapidea. Carli lavora anche alla redazione di un catalogo che tuttavia, alla sua scomparsa (1786), non ha ancora trovato compimento.
A completarlo è Matteo Borsa, intitolandolo “Museo della Reale Accademia data al 1790”. Nei decenni successivi, gli allestimenti del Museo hanno modo di conservarsi pressoché invariati: una fondamentale opera di conoscenza del patrimonio del Museo si deve alla collaborazione fra Carlo d’Arco e l’archeologo Giovanni Labus, celebrata dalla pubblicazione dell’opera “Il Museo della Regia Accademia di Mantova” (1830).

A seguito dell’Annessione di Mantova al Regno d’Italia (1866), il Museo entra a far parte del patrimonio del Comune (1880). La fine del secolo XIX è segnata dall’avvio dei lavori di restauro intrapresi dal Ministero della Pubblica Istruzione, volti al recupero di Palazzo Ducale quale monumento e sede delle civiche raccolte. Un lungo percorso di concertazione fra Stato ed enti locali trova un assetto definitivo con la Convenzione dell’11 marzo 1915, nella quale vengono stabiliti i termini del compartecipazione alla realizzazione nel palazzo di un museo composto dalle collezioni civiche. Per salvaguardarla dagli sconvolgimenti del primo conflitto mondiale, parte della collezione viene trasferita in Toscana, per fare ritorno a Mantova nel 1920. Anche le opere lapidee rimaste nel Regio Ginnasio prendono la via di Palazzo Ducale (1922-1924), dove i lavori di allestimento a cura dell’archeologa Alda Levi consentono di inaugurare il 22 maggio 1925 - alla presenza del re Vittorio Emanuele III - il Museo Statuario negli ambienti di Corte Vecchia. L’opera dedicata da Alda Levi all’analisi del Museo statuario (1931) resta tuttora il principale strumento di conoscenza di questo inestimabile patrimonio.

Nel 1997 gli studi di Leandro Ventura procurano una rinnovata attenzione alla collezione, fino alle inedite indagini compiute dall’archeologo Federico Rausa che consentono il riallestimento di consistente parte delle opere lapidee nella Galleria della Mostra e nell’Appartamento della Rustica. Il resto è storia recente, condizionata anche dall’impatto sul Palazzo del sisma 2012, a causa del quale molti ambienti sono stati temporaneamente off-limits. Ma proprio in questi ultimi quattro anni è stata avviata una campagna di restauro dei sarcofagi, già nell’appartamento di Troia, che hanno condotto a importanti novità di lettura dei manufatti lapidei. Ciò ha consentito di stabilire anche l’unitarietà di opere prima considerate frutto di accrochage di pezzi. Assieme alle grandi novità recentemente introdotte nei percorsi e nelle collezioni, il recupero di questi spazi di Corte Nuova rappresenta dunque un’ulteriore e stimolante occasione di visita per Palazzo Ducale.

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