La censura del nudo

In Palazzo Ducale dominano i toni seri e ufficiali, diversamente da altre residenze gonzaghesche che accoglievano anche raffigurazioni più ludiche e licenziose; il contrasto è particolarmente evidente con Palazzo Te, dove i nudi maschili e femminili sono esplicitamente mostrati, anche nelle parti intime o anche nell’atto sessuale. In Palazzo Ducale il nudo dipinto o scolpito è eroico e concede poco spazio a fantasie erotiche. Anche i miti classici, che pure sono di norma il pretesto con cui l’artista rinascimentale poteva rappresentare il corpo nudo, sono presentati in chiave politica, marziale, come nella Sala di Troia, affrescata da Giulio Romano e dai suoi allievi (nel 1538-1539) con le gesta della guerra tra Greci e Troiani.

La battaglia infuria sul fregio all’imposta della volta, mentre sulle pareti della sala, sotto il cornicione, sono scanditi i principali episodi della guerra, dal rapimento di Elena da parte di Paride, fino al cavallo progettato da Ulisse. La scena dipinta sopra la porta che conduce alla galleria dei Mesi rappresenta il Sogno di Ecuba: Ecuba, moglie di Priamo e madre di Ettore, sognò la nascita del suo secondogenito, Paride. L’affresco illustra contemporaneamente due fonti antiche: Apollodoro scrisse che Ecuba sognò di partorire una fascina legna colma di serpenti, Virgilio parla invece di una fiaccola accesa (quella che avrebbe poi causato l’incendio della città di Troia).

1. sala di Troia il sogno di Ecuba cut m low

La fiaccola dunque emergeva dal ventre della donna: oggi della parte vicina al pube resta solo una traccia incisa, ma il lembo di stoffa alzato sul grembo di Ecuba mostra in maniera inequivocabile da dove partiva la torcia. Se osserviamo a luce radente l’affresco, noteremo che il panno che copre le nudità di Ecuba è fatto da due parti distinte: a sinistra un velo più azzurrino e modellato, a destra uno bianco.

Questo secondo velo fu aggiunto successivamente, nascondendo parte delle nudità di Ecuba. Infatti esso è dipinto su una singola “giornata” d’affresco – che non avrebbe senso per una superficie così limitata – ed è palesemente quasi “scavato” nell’intonaco originale. Qualcuno dovette ritenere che della donna si vedeva un po’ troppo, tra coscia e pube, e fece censurare quell’immagine. Chi realizzò l’intervento? Non so chi fosse il “braghettone” di turno, forse un allievo di Giulio Romano. Quando si corresse l’immagine? Assai presto, se non subito, perché una copia che Ippolito Andreasi disegnò dagli affreschi nel 1568 circa, che si conserva a Düsseldorf, ci mostra già la censura compiuta.

2. sala di Troia censura su Ecuba m low

Se sia stato un ravvedimento di Federico II Gonzaga – così incline ai soggetti licenziosi in ogni altra sua impresa – o se ciò sia avvenuto poco dopo, magari durante la reggenza del cardinale Ercole Gonzaga, lo ignoro, ma entro venticinque anni dalla stesura dell’affresco, esso era stato già reso più casto.
(SL)

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