UN BUSTO DEL PRIMO CINQUECENTO

Cominciano ad essere numerose le recenti acquisizioni che vanno a incrementare le già cospicue collezioni di Palazzo Ducale di Mantova. Un ulteriore tassello è arrivato proprio questo lunedì: si tratta del busto eseguito dallo scultore Bernardino Germani, artista attivo nella prima metà del Cinquecento a Mantova, recentemente acquistato in prelazione dalla Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e consegnato al museo della reggia gonzaghesca. L’opera, eseguita nel 1522, ritrae il frate carmelitano Battista Spagnoli, noto anche come «Christianus Maro» (il Virgilio cristiano) o «Termassimo» (tre volte massimo). Egli fu figura di notevole prestigio nei decenni a cavallo tra XV e XVI secolo e nel 1885 fu beatificato da papa Leone XIII. Secondo alcune fonti, oltre ad essere un abile scultore, il carmelitano fu anche pittore, scrittore e poeta. La sua fama internazionale ci è attestata dal alcune citazioni, su tutte quella di William Shakespeare (“Ah! Good old Mantuan” in Love’s Labour’s Lost).

Il “Termassimo” era dunque una personalità di spicco della sua epoca, come testimoniano le sue varie effigi che ad oggi conosciamo. La più prestigiosa è il busto in bronzo berlinese, pubblicato nell’Ottocento come possibile opera di Gian Marco Cavalli, a lungo creduto perduto ma da poco riemerso presso il Museo Pushkin di San Pietroburgo. Altre due sue raffigurazioni scultoree sono conservate presso il Museo di Palazzo San Sebastiano di Mantova. Apparteneva alla collezione Gianluigi Arcari la statua attualmente acquistata dalla Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del MiBACT e consegnata a Palazzo Ducale di Mantova per arricchirne la collezione.

L’autore dell’opera, Bernardino Germani, è nome ignoto agli studi anteriori al 1999, se non per una menzione di Antonino Bertolotti. Il profilo biografico dell’artista è stato ampiamente ricostruito dallo studioso Guido Rebecchini e oggi possiamo assegnare all’artista una serie di opere. Oltre al busto in esame, il Germani eseguì il sepolcro marmoreo di Francesco Carloni, nel santuario delle Grazie di Curtatone (realizzato nel 1525), il monumento funebre di Pietro Strozzi, già in San Domenico e ora in Sant’Andrea nella cappella Petrozzani, disegnato da Giulio Romano, i tre “Genietti marziali” nella collezione del Ducale (inv. Gen. 11581-11583), tratti dall’antico e collegati al collezionismo del cardinale Sigismondo Gonzaga. A Germani spetta inoltre l’epigrafe del monumento funebre di Francesco Palazzi, del 1551, già in Santa Maria della Vittoria e ora nei depositi del Museo di Palazzo Ducale (inv. 11354).

All’epoca dell’esecuzione del busto dello Spagnoli, Germani abitava a Mantova e tra gli anni Trenta e Quaranta egli si attestò come uno dei più quotati scultori in città. Eseguì come abbiamo visto anche opere su progetto di Giulio Romano. Lavorò per la committenza del cardinal Sigismondo Gonzaga e dei duchi di Mantova, oltre che per l’élite mantovana dell’epoca.

Il busto verrà presto esposto al piano terra del Castello di San Giorgio all’interno di una piccola mostra dedicata alle recenti acquisizioni del museo di Palazzo Ducale, la cui apertura è prevista per il 17 febbraio.

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