I restauri degli arazzi raffaelleschi

Alla Signora Antonia Carré Lorenzini
Egregia Restauratrice degli Arazzi della Corte di Mantova
Disegno dell’immortale Raffaelo d’Urbino

SONETTO

Forse l’Ago in tua mano Aracne pose,
O lo stile, Carrè, ti diede Apelle?
Come tornasti al primo onor le belle
Tele dal tempo insultator corrose?
L’artefice tua man qua e là dispose
L’emule de i color fila novelle:
Punti, e linee descrisse, e or questi or quelle
Le Maestre adombrar dita animose.
Inaspettata, la figura riede
Dov’era spenta, e tu l’adorni a segno,
Che all’antico lavoro il tuo non cede.
Oh nato ad imitar industre ingegno!
E chi per te di Rafael non vede
L’opra divina, e l’immortal disegno?
In attestato di vera ammirazione
Luigi de’ Conti Bulgarini
Fra gli Arcadi Eugilbo Callideo

Serie Arazzi Mantova I st 42 La morte di Anania low

Con queste parole, il conte Luigi Bulgarini inneggiava allo splendido lavoro fatto dalla ricamatrice mantovana Antonia Carrè Lorenzini, che si occupò nel 1779 del recupero dei nove arazzi con Storie dei Santi Pietro e Paolo. Dalle fonti infatti sappiamo che nel 1776 gli arazzi, che all’epoca si trovavano nella cappella Palatina di Santa Barbara, versavano in uno stato di conservazione talmente precario da spingere i canonici della basilica a volersene disfare per sostituirli con dei tessuti nuovi in damascato per decorare l’intera chiesa.

In cambio quindi dell’acquisto di semplice damasco, di nessun pregio artistico, necessario a decorare la basilica di Santa Barbara, furono consegnati gli arazzi al sovrintendente di Corte Antonio Romenati. Non essendo stata sufficiente la quantità di damasco acquistata, per un errore di calcolo del tappezziere, tre anni dopo il capitolo di Santa Barbara chiede altri 800 fiorini che gli vengono concessi. Proprio nell’occasione del nuovo versamento, il Magistrato Camerale volle indagare sull’uso fatto dall’amministrazione di Palazzo Ducale degli arazzi e così venne messa in luce l’urgenza assoluta di un restauro o rammendo.

Il Magistrato Camerale ammonì coloro che non avevano tutelato quei beni dell’erario e affidò 2 arazzi alla ricamatrice Antonia Carré Lorenzini, che operò sotto la direzione e vigilanza del pittore cremonese Giuseppe Bottani. Visto lo splendido lavoro eseguito dalla Carré Lorenzini, le furono affidati anche gli altri sette arazzi. Una lettera dell’8 novembre 1779 ci dice che la Carré Lorenzini lavorava con «sotto di sé 12 in 14 altre giovani ricamatrici a cui distribuire il lavoro a misura delle loro capacità».

Serie Arazzi Mantova st 43 Conversione di Saulo 3 low

A questo periodo sono riconducibili numerosi interventi di restauro integrativo su supporto, eseguiti magistralmente, ma oggi ben visibili a causa della evidente differenza cromatica con l’originale, probabilmente dovuta ad un degrado di tipo fotochimico dei filati originali. A questo periodo risale anche la presenza di un supporto in fibra vegetale, sfruttato per fermare le integrazioni che, con ogni probabilità, copre l’intera superficie del retro delle opere.

Dopo questo imponente intervento di fine Settecento non vi sono altre testimonianze di restauri almeno fino agli anni 1984-86 e 2015 quando si intervenne su un solo arazzo, La pesca miracolosa, e nel 2011 quando in occasione di una mostra si eseguì il restauro dell’arazzo raffigurante La lapidazione di santo Stefano.

 

Restauro dell’arazzo La pesca miracolosa (1984-1986)

Serie Arazzi Mantova Pesca miracolosa 2 m low

L’arazzo è stato restaurato tra il 1984 e il 1986 dalla ditta Eroli Silvio e Pio presso Roma e una manutenzione straordinaria è stata eseguita nel 2015 a opera della Scuola regionale per la valorizzazione dei Beni Culturali Enaip sotto la direzione delle restauratrici Elisabetta Boanini e Vanda Malacarne. Nell’intervento degli anni ‘80 l’opera fu sottoposta a lavaggio e le reintegrazioni furono eseguite con lana e seta colorate secondo esigenza. Alcune toppe di precedenti restauri furono rimossi e anche alcuni residui di vecchie foderature.
La pesca miracolosa, è oggi esposta in verticale tramite velcro fissato sul lato orizzontale superiore lasciando libere le cimose, a differenza degli altri arazzi che si presentano tutti entro le loro cornici settecentesche. Quest’opera è munita di una fodera non totale, ma costituita da fasce orizzontali e verticali tra le quali è possibile osservare parte del retro dell’intreccio tessile originale. È stato eseguito un consolidamento tramite integrazione sia nelle parti figurate che nelle cimose verticali che si presentavano particolarmente degradate. Infine è stata applicata una cimosa nuova sul lato inferiore su cui è stata fermata la sigla originale di B-B, Bruxelles.

 

Restauro della lapidazione di santo Stefano (2011)

Serie Arazzi Mantova Lapidazione di Santo Stefano op. T. Lodigiani low

La lapidazione di santo Stefano è stata oggetto di un intervento eseguito dallo studio Giordano Passarella e in particolare da Anna Passarella, con la collaborazione di Valeria Righetto e Letizia Bellesia nel 2011. L’intervento ha previsto una rimozione dei depositi incoerenti anche grazie all’impiego di un sistema idroalcolico e un consolidamento tramite fermature con fili di cotone di colore simile ai filati originali. Alcuni consolidamenti che erano stati eseguiti nel settecento sono stati allentati per evitare una tensione eccessiva su porzioni dell’opera. In questo intervento si è messo in opera il sistema espositivo di tensionamento su telaio tramite fasce di velcro sui quattro lati che sostituiscono l’antica inchiodatura. Le cimose sono consolidate su supporto tessile blu. Le cornici sono fermate al telaio tramite staffe a L, in modo da non danneggiare le cimose degli arazzi. Le numerose integrazioni della Carré Lorenzini, che risultavano evidenti a causa della variazione di colore dell’arazzo, sono state accordate cromaticamente con dei fili di cotone sottili cuciti sopra la lacuna e ancorati alla tela da rifodero creando un effetto simile al tratteggio romano, tecnica di ritocco usato nel restauro dei dipinti.

 

Manutenzione straordinaria (2020-2021)

Serie Arazzi Mantova Guarigione dello storpio Lodigiani low

Quest’anno, in concomitanza con l’anno del cinquecentenario della morte di Raffaello, si è deciso di eseguire un intervento di manutenzione straordinaria sui 7 arazzi che non sono stati oggetto di restauro negli ultimi anni. L’intervento, eseguito dalla ditta Tiziana Benzi di Piacenza, si prefigge l’obiettivo di migliorare lo stato di conservazione delle opere, intervenendo soprattutto sul metodo di ancoraggio con chiodi e sostituendolo con un sistema che non danneggi i delicati filati. Verrà eseguita una rimozione dei depositi incoerenti tramite aspirazione con potenza controllata e proteggendo l’opera interponendo reti sottili. Verranno rinforzate le cimose perimetrali e consolidate le zone più abrase con l’applicazione di tulle. Tutte le cuciture saranno eseguite in modo da essere facilmente rimovibili in vista di un futuro restauro completo delle opere. L’intervento sarà un’occasione anche per i visitatori che in alcune giornate potranno partecipare a laboratori che permetteranno di comprendere la realizzazione di un arazzo e conoscere le tecniche di estrazione dei coloranti che si usano per la tintura delle fibre tessili. (DMM)

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Serie Arazzi Mantova st 45 Cristo affida a Pietro le pecore op. Finazzer 1997 low
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GLOSSARIO

Trama e Ordito
Sono le fibre dal cui intreccio si ottengono i tessuti. L’ordito è costituito dai fili verticali tesi sul telaio, mentre la trama sono i fili orizzontali che vengono intrecciati sull’ordito con tecniche differenti assecondo del tipo di tessuto, tappeto o arazzo che si vuole ottenere.

Arazzo
È un particolare tipo di tessuto, adibito a decorare le pareti, eseguito a mano su telaio, in cui l’ordito viene interamente ricoperto dai fili della trama, che vengono intrecciati seguendo le campiture di colore, e non procedendo da una estremità all’altra come nei tessuti normali. L’arazzo è spesso costituito da un ordito in lana su cui si intreccia una trama di fili di seta colorata o di lana, ma a volte anche d’oro e d’argento, che formano un disegno generalmente figurato realizzato seguendo il disegno del cartone preparatorio che poteva essere eseguito da importanti artisti, come nel nostro caso, da Raffaello.

Cimosa
Bordo laterale, che corre lungo l’intero perimetro dell’arazzo, su cui spesso sono tessuti i monogrammi degli arazzieri. Un editto del 1528 prescriveva che i pezzi lavorati a Bruxelles recassero tessuto nella cimosa uno scudo fiancheggiato da due B (Bruxelles Brabant), che è visibile anche nella cimosa dell’arazzo della pesca miracolosa.

Degrado fotochimico
Degrado di tipo chimico indotto dalle radiazioni luminosi. Con il tempo, le fibre tessili subiscono un processo di invecchiamento naturale che le rende più fragili provocando la frammentazione o l’indebolimento delle catene organiche che costituiscono il materiale. Questi processi di degrado sono accelerati da fattori come la luce, per questo è necessario limitare la quantità di lux a per illuminare gli arazzi.

Foderatura
È un’operazione che consiste nell’applicazione, tramite cucitura, di una tela, generalmente in canapa o lino, sul retro (verso) dell’opera per irrobustire il supporto. Negli arazzi la foderatura può essere totale o parziale a seconda se la tela copra interamente o solo parzialmente il verso.

Consolidamento
Operazione eseguita con ago e filo che permette di bloccare i filati di trama e ordito allo scopo stabilizzare il manufatto impedendo che il degrado avanzi.

Telaio
Struttura lignea, su cui sono normalmente tensionate le tele dei dipinti, in questo caso, fungono da supporto su cui sono fermati gli arazzi.

Velcro
Il velcro è un dispositivo di fissaggio realizzato in fibre di nylon. Per ancorare tra loro due elementi una striscia di stoffa lineare con minuscoli uncini viene applicata su uno degli elementi, sull’altro si applica un'altra striscia di stoffa provvista di minuscole asole; i due elementi si attaccano così temporaneamente facendo combaciare le strisce, fino a quando nono vengono separati meccanicamente.

Tratteggio romano
Detto anche “rigatino” è un tipo di reintegrazione pittorica che permette di reintegrare le lacune della pellicola pittorica, tramite la stesura di linee verticali continue di colore puro alternate tra loro per ottenere la giusta cromia, rimanendo riconoscibile a una visione ravvicinata e non visibile a una certa distanza dall’opera.

Abrasione
Tipo di degrado meccanico che comporta la perdita parziale di materiale superficiale costituente l’opera.

Serie Arazzi Mantova st 47 Conversione del proconsole Sergio Paolo 1 low

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