10/07/20

Visite guidate nel weekend

A partire da sabato 11 luglio fino a domenica 30 agosto è attivo un servizio di visite guidate per godere al meglio delle meraviglie del percorso museale di Palazzo Ducale.

In tre fasce orarie (ore 10.10 / 11 / 16) ogni sabato e domenica una guida turistica abilitata sarà disponibile ad accompagnare all'interno della reggia gruppi fino a 9 visitatori al prezzo di € 5,00, il medesimo costo di un'audioguida, il cui servizio è attualmente sospeso per le misure di tutela della salute pubblica. Un modo per offrire al pubblico un supporto qualificato per un'esperienza ricca e indimenticabile.

E' possibile acquistare il servizio in giornata recandosi - già muniti di regolare biglietto - nelle immediate adiacenze dell'ingresso in piazza Castello all'apposito desk sotto i portici dell'esedra.

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03/07/20

RIPARTE L’ACCADEMIA DI DISEGNO

Da martedì 7 luglio riprende il corso di disegno negli ambienti di Palazzo Ducale. L’attività, che si svolge con continuità da alcuni anni, si ricollega alla tradizione delle accademie settecentesche, con particolare riferimento all’Accademia Nazionale Virgiliana fondata a Mantova nel 1752 e riconosciuta da Maria Teresa d’Austria nel 1768. Uno dei momenti fondamentali per la formazione degli artisti riconosciuti dalla Reale Accademia di Scienze e Belle Lettere era infatti lo studio dei capolavori del passato e il loro ridisegno. Il corso di Palazzo Ducale offre dunque la possibilità di fruire il museo non solo come luogo dove ammirare le testimonianze del passato ma anche come atelier di creazione artistica.

Gli incontri si svolgeranno tutti i martedì di luglio alle ore 9,30 del mattino sotto la supervisione del maestro Giorgio Foroni. Dopo una pausa nel mese di agosto, il corso riprenderà in autunno. Le iscrizioni sono aperte a tutti e la partecipazione avviene con regolare biglietto del museo. Con l’abbonamento annuale a Palazzo Ducale (acquistabile in biglietteria al prezzo di € 29) sarà possibile seguire tutte le lezioni settimanali del 2020. La lezione di martedì 7 luglio, per chi si iscrive al corso di disegno per la prima volta, è gratuita previa prenotazione. Il ritrovo è nelle adiacenze della biglietteria unica di piazza Sordello.

Per prenotazioni e maggiori informazioni
Dott.ssa Michela Zurla (Funzionario Storico dell’Arte)
email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
tel. 0376 352144

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01/07/20

Dona il 5 x 1000 a Palazzo Ducale

Il Complesso museale Palazzo Ducale di Mantova è tra gli istituti dotati di autonomia speciale ai quali è possibile donare il proprio 5x1000 nella dichiarazione dei redditi. Un modo semplice per supportare la cultura in questo difficile momento storico. Il codice fiscale da riportare è 93070260208.

Citando il DPCM 28 luglio 2016 "il contribuente puo' destinare la quota del cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche per il finanziamento delle attivita' di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, apponendo la firma nell'apposito riquadro che figura nel modello CUD, nel modello 730/1, nel modello Unico Persone Fisiche ovvero nella scheda per la scelta dell'otto e del cinque per mille, inserita nel fascicolo delle istruzioni alla compilazione del modello Unico Persone Fisiche e riservata ai soli soggetti esonerati dalla presentazione della dichiarazione".

Maggiori informazioni sul sito MiBACT a questo link.

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29/06/20

Premiazione a Rodigo per "Uno stravagante maestro"

Martedì 30 giugno si è svolta presso il Comune di Rodigo la premiazione del progetto Uno stravagante maestro… Concorso Giulio Romano per le scuole. L'idea nasce da una collaborazione tra il Comune di Rodigo e il Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova, in relazione alla mostra “Con nuova e stravagante maniera”. Giulio Romano a Mantova svoltasi a Palazzo Ducale dal 6 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020.

L’iniziativa si è rivolta alle scuole secondarie di 1° grado della Provincia di Mantova che l’hanno accolta con entusiasmo. Dopo la visita alla mostra gli studenti sono stati chiamati ad approfondire alcune tematiche ispirate alla produzione artistica di Giulio Romano elaborando dei progetti specifici con la supervisione dei docenti. Lavorando a gruppi, i ragazzi hanno potuto esprimere la loro creatività in un percorso che ha stimolato il confronto e la riflessione. Gli elaborati, presentati entro il 31 gennaio 2020, sono stati valutati da una giuria composta da Paola Artoni, Direttrice del Museo dei Madonnari di Grazie di Curtatone, Ermanno Poletti, professore del Liceo Artistico Giulio Romano di Mantova, e Michela Zurla, Funzionario storico dell’arte del Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova.

Sono stati individuati 8 vincitori: scuola secondaria di primo grado di Rodigo (Istituto Comprensivo di Castellucchio), scuola secondaria di primo grado di Castellucchio (Istituto Comprensivo di Castellucchio), scuola secondaria di primo grado “Bazzani” di Borgo Virgilio (Istituto Comprensivo di Borgo Virgilio), scuola secondaria di primo grado “G. Bertazzolo” di Mantova (Istituto Comprensivo di Mantova 3), scuola secondaria di primo grado di Bagnolo San Vito (Istituto Comprensivo di Borgo Virgilio), scuola secondaria di primo grado “B. Croce” di Gonzaga (Istituto Comprensivo di Gonzaga), scuola secondaria di primo grado “G.B. Vito” di Villimpenta (Istituto Comprensivo di Roncoferraro), scuola secondaria di primo grado di Campitello (Istituto Comprensivo di Sabbioneta). 
A questo link è possibile visionare una selezione degli elaborati dei ragazzi.

L’iniziativa ha visto inoltre la partecipazione di numerosi sponsor privati che hanno generosamente messo a disposizione premi destinati alle scuole vincitrici, consistenti in monitor, notebook e tablet.

La premiazione, inizialmente prevista per marzo 2020, è stata posticipata al 30 giugno 2020.

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20/06/20

Prima dei Celti: gli Etruschi tra Alpi e Mediterraneo

In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia (19-21 giugno 2020) il Museo Archeologico Nazionale di Mantova presenta per la prima volta al pubblico uno dei suoi reperti più preziosi: la spada celtica di Medole. I Celti, che i Romani chiamavano anche Galli, erano una popolazione originaria dell’Europa centrale. Intorno al 388 a.C. alcune tribù valicarono le Alpi attirate dalle ricchezze della penisola italiana, che ben conoscevano grazie a secoli di scambi commerciali. In seguito all’invasione, nella regione compresa tra Bergamo, Brescia e Mantova si stabilì la tribù dei Cenomani, che vi abitò fino alla sua progressiva romanizzazione.

Ma quali genti occupavano il territorio mantovano prima del 388 a.C.?

Gli Etruschi, provenienti dall’odierna Toscana, iniziarono a insediarsi gradualmente nella pianura padana a partire dal IX sec. a.C., epoca a cui risale la fondazione di Felsina (Bologna).
Una seconda ondata colonizzatrice, nel VI sec. a.C., portò alla nascita dell’abitato del Forcello (Bagnolo S. Vito – MN), sorto sulle sponde di un antico lago formato dal corso del Mincio.
La città si trovava al centro di una vasta rete di traffici internazionali e prosperò quindi grazie al commercio. Via fiume era infatti in collegamento diretto con i porti adriatici di Adria e Spina, dove approdavano mercanti provenienti dai paesi del Mediterraneo. Si trovava inoltre all’estremo lembo settentrionale dei domini etruschi, al confine con le terre dei Veneti, dei Reti e dei Celti della cultura di Golasecca che, prossimi ai passi alpini, svolgevano il ruolo di tramite con i principi celti dell’Europa centrale.

Nel corso degli anni, gli archeologi dell’Università degli Studi di Milano hanno portato alla luce numerosissimi reperti “esotici”, che si aggiungono ai ritrovamenti segnalati alle autorità da attenti scopritori locali. Grazie alle loro scoperte sappiamo che, dall’isola greca di Rodi, arrivavano unguenti e profumi, contenuti in raffinate ampolle di vetro colorato (fig. 2). I migliori vini del mar Egeo erano serviti in vasi e coppe in ceramica prodotti nell’Attica, la regione di Atene. Dal Mediterraneo orientale provenivano inoltre gioielli preziosi, come lo scarabeo in diaspro utilizzato da uno degli abitanti del Forcello come sigillo personale (fig. 3).

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Talvolta si trovano anche oggetti più inconsueti, come una bambolina di terracotta che aveva braccia e gambe snodabili (fig. 4), fabbricata nella città di Corinto: possiamo immaginare la gioia della bambina che la ricevette in dono! Dopo l’invasione celtica quasi tutti gli insediamenti etruschi della pianura padana cessano di esistere. Anche il Forcello viene distrutto o abbandonato ed è verosimile pensare che i suoi abitanti si siano trasferiti nella vicina Mantova, circondata dal fiume e da paludi e quindi più facilmente difendibile. Da questo momento la città diverrà il centro principale dell’Etruria padana e continuerà a prosperare, conservando la propria identità culturale fino all’epoca romana.

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18/06/20

Guerrieri celti nel Mantovano

In occasione dell’edizione 2020 delle Giornate Europee dell’Archeologia, il Museo Archeologico Nazionale di Mantova espone per la prima volta uno dei suoi reperti più belli: la spada celtica di Medole. Databile al II sec. a.C., venne alla luce nell’estate del 1955 a Medole, in fondo S. Nazzaro. Insieme a pochi altri reperti si salvò dalla distruzione di una vasta area cimiteriale, utilizzata per secoli da Celti, Romani e Longobardi. La spada, sottoposta per l’occasione a un intervento di restauro conservativo, sarà visibile da vicino presso il Museo Archeologico Nazionale a partire dal 19 giugno. 

 

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10/06/20

Sabato 13 giugno al via il nuovo percorso della reggia

Dopo la buona riuscita della prima settimana di apertura - con percorso ridotto e gratuito attivo fino a venerdì - sabato 13 giugno riaprirà il percorso museale completo della reggia gonzaghesca che permetterà di apprezzarne tutta la bellezza.

Di seguito tutte le informazioni:
Dal 13 giugno al 31 agosto 2020
Biglietto Castello di San Giorgio (con Camera degli sposi), Corte Vecchia, Museo Archeologico Nazionale 
Intero € 13
Ridotto € 2 (giovani 18 - 25 anni)
Supplemento Abbonamento Musei Lombardia e Piemonte e Mantova e Sabbioneta card ​ € 5,50
È possibile prenotare l'ingresso online su piattaforma Vivaticket al costo di € 1 oppure direttamente in biglietteria.

Fino a venerdì 12 giugno compreso sarà attivo il percorso gratuito ridotto (Camera degli Sposi e parte del Museo Archeologico Nazionale).

Ricordiamo che è obbligatorio recarsi in biglietteria almeno 15 minuti prima dell'ingresso per ritirare il biglietto ed effettuare il controllo della temperatura, oltre a rispettare tutte le disposizioni relative alla tutela della salute pubblica.

I servizi @printathome, controllo biglietti da smartphone e call center sono sospesi.

Mappa Percorso 13 06 2020

Qui la mappa in pdf del nuovo percorso del museo attivo da sabato 13 giugno che è possibile scaricare sul proprio smartphone.

 

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29/05/20

Palazzo Ducale riapre il 5 giugno

Il Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova riaprirà al pubblico venerdì 5 giugno. Per la prima settimana - in via sperimentale - il percorso di visita sarà ridotto e gratuito, per verificare il corretto funzionamento delle nuove procedure igienico-sanitarie di tutela della salute pubblica. Se tutto si svolgerà nel migliore dei modi, come ci auguriamo, potremo riaprire il nuovo percorso che consentirà una visita completa anche agli ambienti di Corte Vecchia e Corte Nuova. In un luogo che ha accolto oltre 340.000 visitatori nel corso del 2019 – una media di quasi mille al giorno – occorrerà d'ora in poi contingentare rigorosamente gli accessi, per il bene di tutti.

Dal prossimo venerdì si tornerà dunque ad ammirare la Camera degli Sposi, con ingresso da piazza Castello, e una buona parte del Museo Archeologico Nazionale. La prenotazione obbligatoria potrà avvenire online o presso la biglietteria (che aprirà sempre il 5 giugno). L'accesso al capolavoro di Andrea Mantegna sarà consentito a un numero di dieci persone alla volta ogni dieci minuti, per garantire il distanziamento di sicurezza e nella sala saranno presenti nuove sedute che offriranno, insieme, comodità e distanze adeguate. Il Museo Archeologico Nazionale aprirà il suo piano terra, con l'evocativo racconto della storia del territorio mantovano, e una piccola parte del primo piano per poter visitare l'emozionante reperto neolitico degli "Amanti di Valdaro". Gli orari saranno quelli consueti, dal martedì alla domenica ore 8.45-19. La domenica pomeriggio il Museo Archeologico Nazionale, di solito chiuso, sarà pertanto aperto. 

"In questi giorni di chiusura dovuti all'emergenza sanitaria – afferma la Direttrice della Reggia Emanuela Daffra – siamo sempre stati consapevoli della necessità di una riapertura in sicurezza. Una volta presa visione del quadro normativo, lo staff ha lavorato con scrupolo per ottemperare con il massimo rigore a tutte le nuove un misure in dialogo costante con le parti sociali. Dal 5 giugno vogliamo testare l’efficacia del sistema ma vogliamo anche aprire con un regalo alla città proponendo un percorso ridotto ma gratuito: un pensiero rivolto specialmente ai mantovani e ai lombardi, ai quali vogliamo far riscoprire una volta ancora, attraverso il suo capolavoro più noto, la ricchezza di quell’incredibile scrigno di tesori che è Palazzo Ducale".

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Tutte le prescrizioni da rispettare durante la visita sono indicate qui.

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22/05/20

Un questionario su cosa vorresti dai musei

In attesa di comunicare la data di apertura del museo, il Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova aderisce e promuove questa indagine della Direzione Generale Musei incentrata sull'uso degli strumenti digitali nei musei. Si tratta di un breve questionario che Vi invitiamo a compilare per esprimere le Vostre opinioni!

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In vista della riapertura dei musei e dei luoghi della cultura, la Direzione Generale Musei intende promuovere una rilevazione online presso il pubblico, finalizzata a comprenderne le aspettative rispetto all’offerta culturale da sviluppare in questo momento in stretto raccordo con le esigenze di sicurezza.
Vi saremmo grati, pertanto, se vorrete dedicare qualche minuto del vostro tempo per rispondere al seguente questionario:
https://drive.google.com/open?id=1nqaT_Ge9MraJIoCeTZWYDD9kCZ3yiow7_ES84URPn04

La vostra opinione sarà utile per delineare quali attività culturali dovrebbero essere maggiormente sviluppate per migliorare la qualità della visita e dei servizi offerti dai singoli Musei.

Il questionario è anonimo e tutte le risposte sono tutelate dal segreto statistico, nel rispetto della normativa sulla privacy.
Grazie per la collaborazione!

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22/05/20

Rai cultura promuove Palazzo Ducale

Il portale di Rai Cultura ha recentemente creato una sezione dedicata ai musei italiani e, naturalmente, Palazzo Ducale non poteva mancare. Attraverso la riscoperta di un documentario del 1975 realizzato da Franco Russoli, Carlo Volpe e Bruno Molajoli, è possibile ripercorrere i fasti gonzagheschi attraverso le opere più importanti presenti nel museo con un taglio attento e curioso.

Qui il documentario mentre le pagine del portale dedicate a Palazzo Ducale sono qui e qui.

 

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05/05/20

AL TEMPO DI ÖTZI. L'età del Rame

Il 19 settembre 1991 una coppia di alpinisti rinvenne, sulle cime della Val Senales, il corpo di un uomo. Ancora non lo sapevano, ma si trovavano di fronte a una delle scoperte archeologiche più importanti del XX secolo: l’”Uomo del Similaun” – ribattezzato poi Ötzi – riemergeva dal ghiaccio insieme al suo equipaggiamento da viaggio, ancora intatto dopo più di 5000 anni.

La sua scoperta ha gettato nuova luce sulla cosiddetta “età del Rame”, un periodo ancora oggi poco conosciuto dai non addetti ai lavori, ma già noto nella provincia di Mantova grazie ai ritrovamenti di varie località, come Fontanella Mantovana, Valdaro, Castel d’Ario e Asola. Con l’età del Rame la vita dei primi agricoltori viene semplificata dall’adozione di importanti innovazioni. Il lavoro dei campi è alleggerito dall’introduzione della ruota e dell’aratro trainato da buoi, di cui troviamo raffigurazioni contemporanee sulle rocce incise della Val Camonica. Per la prima volta un metallo – il rame, appunto - può essere estratto e lavorato per fusione, consentendo di produrre più facilmente utensili come asce, pugnali e ornamenti. A differenza degli strumenti in pietra, gli oggetti di rame una volta rotti o usurati potevano essere rifusi per riutilizzarne la materia prima.

La selce, comunque, continua ad essere utilizzata per produrre preziosi pugnali, veri e propri status-symbol del loro proprietario. Dalla località di Virgilio proviene il bellissimo esemplare esposto presso il Museo Archeologico Nazionale di Mantova: fu certamente scheggiato da un esperto artigiano, poiché la lavorazione di oggetti di questo tipo, realizzati con lame sottili che potevano facilmente spezzarsi, richiedeva una grande abilità. (MH)

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#laculturanonsiferma #iorestoacasa #archeologia #museichiusimuseiaperti

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05/05/20

Aperitivo con gli Etruschi

Celebriamo la Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell'Olio del 9 maggio 2020 con un "brindisi digitale" insieme agli Etruschi!

In Italia le più antiche attestazioni di coltivazione della vite risalgono a oltre 3.000 anni fa (età del Bronzo media e avanzata) e sono state rinvenute in Toscana e Lazio settentrionale. Sono queste le terre che, nel I millennio a.C., danno vita alla splendida civiltà degli Etruschi, che furono produttori e intenditori di vini pregiati. Nel VI secolo a.C. il commercio vinicolo nel mar Tirreno settentrionale era infatti dominato dalle città di Vulci e Caere (oggi Cerveteri), come provano numerosi relitti ritrovati lungo la rotta verso la Francia. Il mercantile affondato presso l’isola di Grand Ribaud, ritrovato a più di 60 metri di profondità, trasportava nella stiva oltre 800 anfore ceretane.

Gli Etruschi, oltre ad esportare i propri vini, facevano anche da tramite nel commercio di prodotti greci. Alle porte di Mantova il sito del Forcello, a Bagnolo S. Vito, ha restituito migliaia di frammenti di anfore provenienti da località dell’Egeo come Taso, Mende e Chio, famose nell’antichità per i loro vini, o Samo e Mileto, rinomate invece per l’olio.
Al Forcello il loro contenuto veniva travasato in recipienti più adatti al trasporto via fiume, ad esempio botti, e proseguiva oltre le Alpi verso le terre dei principi Celti, grandi estimatori di merci “esotiche” provenienti dal Mediterraneo.

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Insieme alle anfore arrivavano via mare anche raffinate ceramiche destinate al consumo del vino, prodotte soprattutto in Attica, la regione di Atene. Da qui provengono i crateri e le coppe (kylikes e skyphoi) ritrovati nelle case del Forcello e negli scavi di Mantova, utilizzati dalle famiglie etrusche più facoltose durante il rito del simposio, anch’esso di origine greca.
Con questa parola, derivata da syn, “insieme” e pìnein, “bere”, si indicava la seconda parte dei banchetti: era il momento in cui, terminato il pasto, i commensali si intrattenevano con canti e danze, conversando, ascoltando musica e recitando poesie. Protagonista della festa era il vino, mai bevuto puro. Un “simposiarca”, scelto tra gli invitati, aveva il compito di mescolarlo con acqua e spezie all’interno del cratere e di decidere quante coppe ne spettassero a ciascuno. Era consigliato bere con moderazione:

“Tre soli crateri io (Dioniso) mescolo
per gli uomini assennati: per la salute è il primo
che essi bevono, il secondo
per il piacere e il desiderio, il terzo per il sonno.
Bevuto questo, i saggi convitati
si accingono a tornare a casa. Il quarto non più
appartiene alla nostra influenza, ma alla violenza, il quinto al frastuono,
il sesto alla processione bacchica, il settimo agli occhi pesti,
l’ottavo è per il testimone d’accusa, il nono per la collera,
il decimo fa uscire di senno.
Infatti un gran numero di libagioni fatte in piccoli bicchieri
taglia facilmente le gambe a chi ha bevuto”
(Eubulo, commediografo, fine V sec. – 376 a.C.)

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Con l’ultimo sorso di vino rimasto sul fondo delle coppe si giocava al kòttabos, lanciando il liquido per colpire un bersaglio e vincere i premi messi in palio. A differenza che in Grecia, dove non erano ammesse donne di condizione libera, ma solo cortigiane o suonatrici, in Etruria ai simposi prendevano parte anche convitate di classe sociale elevata. Il loro comportamento disinvolto scandalizzava i benpensanti greci. Nel IV secolo a.C. Teopompo scriveva: “Sono forti bevitrici e molto belle d'aspetto”, ma “stanno a banchetto, e non vicino al marito, ma accanto al primo venuto e brindano alla salute di chi vogliono”. (MH)

Didascalie foto
1) Cratere a campana da Mantova, via Massari (350 a.C. circa)
2) Coppa (kylix) da Mantova, via Giulio Romano (III-II sec. a.C.)
3) Coppa (kylix) “ad occhioni” con leprotto da Bagnolo S. Vito, loc. Forcello (fine VI-inizio V sec. a.C., foto Università degli Studi di Milano)
3) Coppa per bere (skyphos) con civetta da Rivalta sul Mincio (V sec. a.C., foto Soprintendenza ABAP CR-LO-MN)

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#laculturanonsiferma #iorestoacasa #archeologia #museichiusimuseiaperti #risolleviamoicalici

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28/04/20

I cani dei Gonzaga: da Rubino a Tibris

Diversi anni fa Rodolfo Signorini ci raccontò la storia del grande affetto tra il marchese Ludovico II Gonzaga e il suo cane, Rubino. L’animale morì il 7 agosto 1467 e l’addolorato Gonzaga pensò “de farli puoi mettere una petra co l’epitaphio chi ge faremo fare”; un epitaffio in latino (che iniziava “RVBINVS CATVLVS….”) fu effettivamente composto ed è per questo che lo studioso identificava con Rubino il cane raffigurato da Mantegna nella Camera degli Sposi, proprio sotto la sedia del marchese, nella parete della Corte, nonostante all’epoca delle pitture, completate nel 1475, il cane fosse morto già da tempo.

I Gonzaga ebbero infatti una vera passione per i cani, sia per quelli da compagnia che da caccia, importandone da ogni parte d’Europa. Sappiamo di cani giunti dalla Dalmazia, dalla Turchia, dalla Bretagna, dall’Inghilterra…

I quadrupedi divennero, in qualche misura, parte della vita di corte e infatti li troviamo molto spesso rappresentati vicino ai loro padroni, in numerosi affreschi che ornano le sale del palazzo e in diversi ritratti. Anzi, un cagnolino in braccio a una nobildonna aveva anche un significato preciso, poiché la fedeltà che del cane è una caratteristica così nota, dichiarava al contempo le virtù della signora. Basti pensare alla tomba di Ilaria del Carretto, capolavoro di Jacopo della Quercia, in cui la gisante, la defunta, è vegliata da un cane. Nella stessa Camera degli Sposi abbiamo poi cani dipinti anche sulla parete dell’Incontro: uno è vicino al marchese Ludovico, qui rappresentato stante, ed è diverso da quello accucciato sotto la sedia. Altri, forse alani, sono affrescati vicino ai cavalli, a sinistra della porta d’ingresso. 

Camera Picta Lincontro cani 1 low

Camera Picta Lincontro cani 2 low

I signori di Mantova nutrivano un tale affetto per i loro animali, da piangerne la morte anche con sepolcri veri e propri ed epitaffi, di cui ci rimangono perlopiù tracce negli archivi e nei codici antichi. Oltre all’epitaffio per Rubino, sappiamo che furono realizzate tombe e versi commemorativi per le cagnoline Bellina (forse appartenuta anch’essa a Ludovico II), Aura, la prediletta di Isabella d’Este, e Viola. Questa appartenne a Federico II che, in suo ricordo commissionò nel 1526 a Giulio Romano un “sepolcro”, che sarebbe stato in marmo.

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Nel cortile dei Cani in Palazzo Ducale esiste ancora una lapide con il seguente epitaffio: «Orianæ catellae coelesti | canicvlae forma fide | iocis praeferendae | memoriae ergo p.» (Alla cagnolina Oriana, preferibile al cane celeste per aspetto, fedeltà e scherzi). Questa cagnolina sembra sia appartenuta a Margherita Gonzaga, sorella di Vincenzo I e moglie (poi vedova) di Alfonso d’Este, ultimo duca di Ferrara. Così scriveva Giovan Battista Intra nel 1895 e se ciò è vero, è molto probabile che Oriana sia raffigurata assieme a “Madama di Ferrara” in più d’un dipinto dei primi del Seicento.

3. Margherita Gonzaga dEste e Oriana low

Questi quadrupedi non erano solo accolti con affetto in Palazzo Ducale, ma trovavano dunque anche la ribalta della ritrattistica ufficiale. Pensando alle immagini dei Gonzaga con i loro cani, come dimenticare quella, meravigliosa, dipinta da Tiziano, il quale ritrasse Federico II che accarezza un batuffolo di pelo? Sono state fatte varie ipotesi anche sul nome dell’animale ed è stato proposto di identificarlo in Viola, che era appunto morta nel 1526. La critica data il dipinto, che oggi si conserva a Madrid, al Museo del Prado, al 1529: l’opera sarebbe quindi una prova del fatto che Federico II ricordava Viola ancora tempo dopo la sua morte?

4. Tiziano Federico II con Tiber low

In realtà ciò sembra poco probabile e uno studio di Daniela Ferrari, presentato in un convegno lo scorso ottobre, ha suggerito un altro nome per quel cane: si tratta di Tibris, ovvero “Tevere”. Così Federico II aveva chiamato il suo cane prediletto, forse per nostalgia degli anni trascorsi a Roma, e con Tibris, documentato nel 1531, egli si fa ritrarre. La proposta della Ferrari mi sembra più che condivisibile. E c’è di più: mi chiedo infatti se non sia lo stesso cane che compare anche in un disegno, o meglio in un rapido schizzo a penna di Giulio Romano che si conserva al Louvre: un disegno che si trova unito in un’unica montatura assieme ad altri fogli, almeno uno dei quali sicuramente databile al 1530. (SL)

5. Tiber in un disegno di Giulio Romano low

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#iorestoacasa #luoghidipalazzoducale #museichiusimuseiaperti #palazzoducalenascosto #laculturanonsiferma

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23/04/20

UOMINI E CANI: UN’AMICIZIA LUNGA 15.000 ANNI

“Chi è il migliore amico dell’uomo?” Tutti conoscono la risposta a questa domanda, ma solo pochi sanno che l’amicizia tra uomo e cane ha un’origine molto anticaIl cane, strettamente imparentato con il lupo, fu il primo animale ad essere addomesticato intorno a 15.000 anni fa. Era il Paleolitico: gli uomini vivevano ancora grazie alla caccia e alla raccolta di vegetali spontanei e il cane divenne presto un valido alleato per affrontare le sfide per la sopravvivenza imposte dall’era glaciale.

Con il Neolitico il clima diventa più mite, le comunità iniziano a coltivare la terra e nuove specie vengono addomesticate: pecore, capre, bovini e suini. I cani aiutano i loro padroni come guardiani degli animali da pascolo e li accompagnano nelle battute di caccia, un’attività ancora ampiamente praticata.

La località di Valdaro, che grazie alle scoperte degli ultimi anni si è rivelata di eccezionale importanza per la ricostruzione della storia del territorio mantovano, ha restituito un’importantissima testimonianza dello stretto legame tra le prime comunità di agricoltori e i loro più fedeli compagni. Nel V millennio a.C. un uomo di circa 45-50 anni – un’età piuttosto avanzata per l’epoca – morì e fu sepolto insieme al proprio cane, raggomitolato accanto ai suoi piedi. Era un cagnolino di taglia piuttosto piccola (40 centimetri al garrese) e di circa un anno-un anno e mezzo di età. Le analisi condotte sulle ossa hanno dimostrato che veniva nutrito con lo stesso cibo del suo padrone: non si trattava quindi di un animale che viveva ai margini della comunità, nutrendosi di ciò che trovava, ma di un vero e proprio compagno di vita. (MH)

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Credits: 
La tomba di Valdaro in corso di scavo (foto SAP)
Disegno ricostruttivo della sepoltura (P. Dander)

#luoghidipalazzoducale #laculturanonsiferma #museichiusimuseiaperti #iorestoacasa

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20/04/20

Donne e Gonzaga: Giulia Gonzaga

Il dipinto che vi mostriamo è un ritratto di Giulia Gonzaga, di norma esposto nella Galleria di Santa Barbara. Giulia nacque nel 1513 da Francesca Fieschi e da Ludovico Gonzaga, signore di Gazzuolo. La sua bellezza fu celebrata da molti grandi poeti, ispirati dalla sua immagine in carne ed ossa o dai suoi ritratti. Ludovico Ariosto, nell’Orlando furioso, recita: «Iulia Gonzaga, che dovunque il piede volge, e dovunque i sereni occhi gira, non pur ogni altra di beltà le cede, ma, come scesa dal ciel dea, l’ammira». Berni, Caro, Vittoria Colonna, Flaminio, Molza, Muzio, Bernardo Tasso e Tolomei si unirono al coro delle lodi esaltando il fascino della nobildonna che assurse così a topos di bellezza. I ritratti cinquecenteschi di Giulia sono infatti numerosi ed ebbero amplissima diffusione prima ancora che si venisse a consolidare la moda di costituire “gallerie di ritratti di belle donne”, come ne ebbero tanto i Gonzaga quanto i Medici.

Il nostro dipinto presenta in basso dei distici in latino «QVE DISIVNCTAS VTROQVE AB LITTORE GENTES | FACTA NECES EQVORA CVRRIS ATVLIS | PVLCHRI INHIANS ALIQVID FINEM IAM PONE LABORI | TE CONSPECTA SEMEL PARVA TABELLA BEAT», che si possono tradurre in «O tu che aneli ad alcunché di bello fra le genti separate dell’uno e l’altro lido, fra le gesta e le stragi correndo i mari fino agli estremi confini del mondo, poni ormai fine alle tue fatiche: la piccola tavola, guardata anche una sola volta, ti renderà beato». Secondo alcuni studiosi, i versi posti alla base del quadro alludono al possibile tentativo (nel 1534) da parte di Khair ad-dīn, detto Barbarossa, di rapire la donna, che allora viveva a Fondi (nel Lazio), per farne “dono” al sultano Solimano I il Magnifico, «che la desiderava per la gran fama della sua bellezza», come ci raccontano antiche cronache. I versi alla base del nostro dipinto sembrano proprio alludere a quel leggendario tentativo di rapimento: come se il quadro invitasse il sultano a rassegnarsi e ad ammirare Giulia solo indirettamente, tramite un dipinto.

Il dipinto reca anche una firma «[SEB]ASTI[A]NUS / [F]ACIEBAT», che però la maggior parte degli studiosi ritiene fasulla. Sebastiano del Piombo – di lui si tratterebbe – fu un grande artista veneziano, a lungo attivo a Roma. Egli più volte ritrasse la Gonzaga, a partire dal 1532 e almeno fino al 1547. D’altronde, la fortuna dei ritratti di Giulia è assolutamente incredibile: nel 1547 Caterina de’ Medici, regina di Francia, chiedeva una replica del dipinto e un dipinto di Sebastiano dovette in ogni caso giungere al re Francesco I in Francia, come ci racconta Vasari.

Tornando a Solimano I, è noto che ebbe un harem straordinariamente ricco e che in esso trovò sua moglie: una schiava che, si narra, era stata rapita appena quindicenne. Hürrem Sultan, nata nel Regno di Polonia e nota in Europa come Roxelana, fu la prima schiava a diventare moglie di un sultano e a Solimano I diede sei figli, uno dei quali, Selim, avrebbe in seguito governato. Anche la bellezza di questa donna fu celebrata in pittura, da Tiziano, evidentemente più volte chiamato a ritrarre il fascino femminile: intorno al 1534, infatti, aveva già fissato su tela i tratti della nostra Giulia Gonzaga. (SL)

Giulia Gonzaga 02

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18/04/20

Donne e Gonzaga: Isabella d’Este tra antico e moderno

Non c’è bisogno di introdurre Isabella d’Este, unanimemente riconosciuta come colta e raffinata collezionista d’arte, nonché come committente di importanti complessi decorativi e opere. Numerosi studi sono dedicati a questa figura, che segnò uno dei momenti più felici della storia di Mantova. Tra le tante imprese promosse da Isabella, vorremmo dedicare la nostra attenzione a una delle sale del cosiddetto Appartamento vedovile, la sala della Scalcheria.

Nel 1519, dopo la morte del marito Francesco II Gonzaga, Isabella decise di trasferirsi nei locali al piano terreno della Corte Vecchia, lì dove aveva vissuto in precedenza anche Paola Malatesta, facendoli rinnovare per l’occasione. Il pittore Lorenzo Leonbruno, già attivo per Francesco II, fu responsabile dell’allestimento del nuovo appartamento e lasciò la sua più importante testimonianza nella sala della Scalcheria. In questo ambiente egli decorò la volta con affreschi e stucchi all’antica e la parte sommitale delle pareti con lunette raffiguranti scene di caccia dal significato allegorico. La scelta di alcune specifiche soluzioni decorative è estremamente significativa per comprendere le preferenze di Isabella e il suo profondo amore per l’antico.

Scalcheria 5b m low

Oltre a scegliere per la propria collezione pezzi antichi e opere moderne dal sapore anticheggiante – fra tutti i bronzetti di Pier Jacopo Alari Bonacolsi detto l’Antico – la marchesa invia Leonbruno direttamente a Roma, nel 1521, per favorire il suo aggiornamento sui fatti artistici dell’Urbe. Il pittore può contare su una guida d’eccezione, Baldassarre Castiglione, il quale gli mostrò “quelle cose antiche et moderne belle di Roma”. Forte di questo aggiornamento, nel 1522 Leonbruno dipinse la volta della sala della Scalcheria con motivi a grottesche su sfondo bianco ispirati dalle decorazioni della Domus Aurea, la celebre villa di Nerone scoperta negli anni ’80 del Quattrocento, con degli inserti in stucco. Il pittore utilizza un numero limitato di figure e composizioni che ripete sulla parete, sia nello stesso verso che ribaltandoli simmetricamente. Sono motivi cosiddetti a grottesca, con creature in parte umane e in parte di fantasia caratterizzate da una continua metamorfosi.

Scalcheria 3 QOK m

Scalcheria 9OK m

Scalcheria 2OK m

Al centro della volta, Leonbruno inserisce un oculo da cui si affacciano una fanciulla e un punto, fingendo un’apertura verso l’esterno ispirata al celebre prototipo della camera picta di Andrea Mantegna. Questa citazione può essere letta come un esplicito omaggio al Mantegna sotto molteplici aspetti, non ultimo il desiderio di far rivivere le antichità nelle sue creazioni. Quindi per Leonbruno – e con ogni probabilità anche per Isabella stessa che pure in vita non aveva evitato dissidi con Mantegna – il pittore padovano era da celebrare al pari dei modelli antichi da imitare, quali appunto la Domus Aurea. Un ulteriore rimando al capolavoro del Mantegna è da rintracciare nei tondi con busti abbigliati all’antica su sfondo a finto mosaico: in questo caso Leonbruno non si ispira alla fonte diretta ma all’interpretazione che ne fornisce Mantegna nella volta della Camera degli Sposi, nella cui volta sono raffigurati imperatori dipinti a monocromo con il medesimo sfondo a imitazione del mosaico.

Scalcheria 6OK m

Questo rapido excursus ci aiuta a comprendere quanto sfaccettata fosse l’idea di antichità cui si ispirava Isabella, un’idea che non poteva essere soddisfatta esclusivamente con il collezionismo di oggetti romani del passato, ma che era costantemente alimentata con la commissione di opere “anticamente moderne” e con la ricerca di modelli che con lei condividevano questa passione. (MZ)

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